domenica 23 settembre 2012

Casarza Ligure: Aperirock!


Volevo segnalare un’interessantissima iniziativa organizzata dal comune di Casarza Ligure ieri.
In Piazza Unicef, infatti,  si è svolto, dalle 16:30 alle 20.30 circa, l’Aperirock, concerto di tre rock band, ascoltato dal pubblico, mangiando e sorseggiando un bicchiere di bianco.
Hanno aperto il pomeriggio “The Crusher”, proponendo un hard rock, mascherato da heavy metal, con pezzi interessanti, impreziositi da ottimi assoli di chitarra elettrica.
A seguire, ha suonato “La Deriva”, giovanissima band che si propone come astro nascente della musica del Tigullio. Sound innovativo, a cominciare dall’insolita composizione, con due acustiche, una batteria, una tastiera, un sax e due clarinetti. Musica divertente, leggera, ma non priva di testi importanti, tutti in Italiano, fattore rilevante in un mondo, quello delle band giovanili, dove, per tendenza, è preferito l’Inglese.
Divertente e spensierata, La Deriva, fa abbandonare al pubblico presente, per un’oretta, i problemi e le ansie di tutti i giorni. Insomma bella prestazione per questi giovani, che meriterebbero di più che palchi nei paesi di provincia.
Si scriveva del pubblico, unica nota negativa, l’affluenza, è innegabile, è scarsa. Non c’è la mentalità giusta da parte delle persone. È bene ricordare che la crisi si supera anche attraverso iniziative del genere: un’amministrazione comunale che propone un’iniziativa veramente bella e importante, col sindaco Claudio Muzio schierato in prima fila per tutta la durata dell’evento.
Invece le persone stanno rintanate in casa, pronte a lamentarsi del “rumore” che disturba i loro figli narcotizzati dalla tv. 
La musica, che, ricordiamolo è anche cultura, non è più considerata, sono passati gli anni in cui “…anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra”, in generale, tutto il panorama culturale è carente di pubblico, le persone hanno perso individualità e spirito di iniziativa e questo contribuisce ad allontanare speranze di futuri migliori, certamente. Chiudo qui la parentesi.
In serata, è salita sul palco la band più attesa dagli appassionati presenti: “The Hermits”, cover band dei Led Zeppelin. Spiega la giovane cantante Giulia Molatori:
“Gli altri componenti del gruppo sono insieme dal 1988, con varie pause. Solo che non erano mai riusciti a trovare un cantante soddisfacente per imitare Robert Plant, così hanno pensato di prendere una ragazza ed io sono con loro da Aprile.
La mia passione per i Led Zeppelin, nasce per caso e si evolve molto rapidamente. Penso che i Led Zeppelin siano la più grande rock band della storia”.
E Giulia Molatori ha veramente una grande voce, accompagnata dal fedele suono de “The Hermits”, fa rivivere per una serata, la musica live di una delle più grandi band della storia.
Per loro -come ricorda la Molatori-  appuntamento il 29 Settembre a Cicagna, nel locale “Go a gua secca”.
Mi auguro che iniziative di questo tipo si svolgano più recentemente e che l’affluenza di pubblico sia migliore, spero che le persone, finalmente capiscano che la cultura è l’arma più forte che abbiamo in mano contro la crisi.

lunedì 13 agosto 2012

La tradizione medioevale a Obidos, Portogallo

La rocca di Obidos

Parlando di vacanze e di luoghi da visitare, in Portogallo, nella regione dell’Estremadura, distretto di Leiria, sorge una splendida cittadina chiamata Obidos. Sorta sulla città romana di Eburobrittium, Obidos ebbe la particolarità di essere data in dote da numerosi re portoghesi alle proprie mogli.
Ci sono stato due giorni fa e ho scoperto con piacere di essere capitato in corrispondenza di una manifestazione molto importante…infatti, da anni, dentro la rocca dell’antica cittadina, si svolge una festa medioevale, nella quale essa si veste di tende da campo, strumenti di tortura, armi e piccole botteghe, come l’osteria dove si mangia con mani e stuzzicadenti carne alla brace, l’alchimista che vende alcolici, il negozio di dolciumi.
L’incredibile atmosfera è creata dagli abitanti del villaggio: moltissimi musicisti con cornamuse e tamburi (alcuni dei quali improvvisano un blues con la cornamusa), ballerini, menestrelli, contadini con asino e carretto al seguito, falconieri, soldati, guerrieri e cavalieri. Subito dopo la porta è stato allestito un piccolo stadio, dove si svolgono duelli corpo a corpo e con i cavalli. Gli spettatori assistono affascinati a questa meravigliosa ricreazione di quella buia epoca.
Insomma, tradizione importante per una splendida cittadina dell’ovest del Portogallo, che attrae molti turisti e fa riscoprire un’epoca troppe volte sottovaluta.

                                       

giovedì 2 agosto 2012

Il mistero del silenzio.

Per chi, in tempo di vacanze, avesse voglia di un racconto...



27 Giugno 2012. Sette ragazzini dell’età di 13 anni si aggiravano festosi per le strade di Sestri Levante: “Guarda un po’ dove siamo andati l’altra volta” – disse Giacomo a Matteo e giunsero in uno stretto vicolo che dava sulla Baia del Silenzio.
In effetti, quel posto oscuro e maleodorante non inspirava nessuna fiducia, inoltre, al suo termine vi era uno strapiombo di quasi 2 metri, con piccoli scalini per poter scendere. Terminava su un tratto di scogliera, da lì, si dominava la splendida baia, baciata dalla luna piena.
Su un muro nella parte finale del vicolo i ragazzi scorsero un grosso disegno che raffigurava uno scarabeo: “ E’ lo scarabeo degli antichi egizi” – disse Riccardo. In effetti, quel disegno sul muro assomigliava in tutto e per tutto a quelli che si vedono nei documentari riguardanti quell’ antico popolo.
“Guardate, ci sono altri disegni!” – disse Giacomo, che girando l’angolo, ne aveva scovato altri in successione, tutti raffiguranti tipici simboli egizi: “ Sembra una frase in caratteri geroglifici” – fece Matteo. “ La vernice è ancora fresca, deve essere stato scritto un quarto d’ora fa” – disse Lorenzo. “Chissà cosa vorrà dire” – chiese Federico. “ E che cos’è questo profumo?” - intervenne Giacomo.
In effetti, si era sparso nell’aria uno strano profumo, che sembrava incenso, ma molto più forte.
I ragazzi, come se avessero ricevuto una botta in testa, svennero.
Al loro risveglio, però, scoprirono che non erano più nel violetto, ma in una stretta e buia camera, con una piccola finestra in alto…sbarrata.
I genitori, naturalmente, lanciarono l’allarme, che fu raccolto dal commissariato di Sestri Levante, che faceva capo al Commissario Luca Bardini, il quale si mise subito ad indagare.
Luca aveva 38 anni, era basso di statura, aveva dei folti capelli neri, gli occhi di un marrone scurissimo, anche d’estate. Accanto alla bocca mostrava i segni di una vecchia ferita, rimpicciolitasi col tempo, ma che anni addietro doveva essere stata bella grossa. No, non era segno di una sparatoria contro i “cattivi”, ma solamente la firma di un incidente a 180 km l’ora da ragazzo.
Non era un gran ché in fatto di muscoli, ma il cervello lo aveva fino, anche se non aveva ancora avuto l’occasione di dimostrarlo. Odiava i vestiti super eleganti, li considerava un’ipocrisia: “Se dentro fai schifo, non puoi vestirti bene!”. Pensava. E siccome non aveva una grande autostima non metteva mai giacca e cravatta.
Luca, in gioventù, aveva scelto di fare il poliziotto per aiutare persone che, dopo quasi vent’anni di servizio, doveva ancora conoscere.
L’ indagine si mostrava intricatissima, inoltre, in ballo, c’era la vita di 7 ragazzini.
Per questa ragione dalla Questura di Genova furono inviati dei rinforzi, capitanati dal vicequestore Leandro Pignatella, un tipo poco affidabile che, come carattere, era l’opposto di Luca. Ipocrita, superficiale, fondamentalmente ignorante. Alto, pelato, portava sempre gli occhiali da sole, anche con l’acquazzone, ed era sempre in giacca e cravatta. Tutto il Commissariato non lo sopportava.
Il terzo giorno dopo il sequestro, un ragazzo dall’aria stralunata arrivò in Commissariato, era vestito con una canottiera sporca e puzzolente, aveva un grosso orecchino e aveva un’aria poco raccomandabile. Voleva parlare con il Commissario, i poliziotti all’entrata si stupirono molto della singolare visita, ma avendo ricevuto l'ordine di far passare chiunque lo accompagnarono da Luca, il quale ascoltò la sua testimonianza.
Appena il ragazzo se ne andò, entrò furioso il vice questore Pignatella urlando: ” Lei ha ascoltato quel ragazzo?!”.
“Buongiorno Dottore, sì perché?”.
“ Ma non ha visto com’era vestito? E poi puzzava ed era anche ubriaco!”
“In realtà lo era ieri, mi ha raccontato” – rispose Luca con tutta calma.
“ Dia retta a me! Le persone che vanno in giro così, non dovrebbero neanche mettere piede in un Commissariato.”.
“ Forse, ma ciò non toglie che adesso, grazie a lui, abbiamo una pista da seguire.”.
Pignatella lo guardò stralunato.
“ Si, caro Dottore, il ragazzo che poco fa ha visto uscire si chiama Mattia Lena, dice di avere sentito delle voci di ragazzi in un vicolo che sbuca nella Baia del Silenzio, vicino al Portobello, il noto ristorante, ma aggiunge anche di non potere testimoniare con chiarezza, essendo in quel momento ubriaco.”.
“Ma lei è pazzo!”- sbottò il Vice Questore.
Liberatosi a fatica dell’ottuso dott. Pignatella, tornò ad occuparsi dell’indagine.
Andò subito nel vicolo e scoprì i geroglifici. Sapeva che a Sestri viveva un famoso egittologo, il prof. Edmondo De Risi.
Convocato nel presunto luogo del misfatto il professore spiegò a Luca: “ Ha sì certo! Assolutamente, facilissimo. Tanta tecnologia, ma nessuno che sappia decifrare i geroglifici, neppure i commissari…”- “ Mi dica cosa c’è scritto!” – tagliò corto Luca, a cui quel comportamento stava dando sui nervi.
C’è scritto: ”Figli di Osiride, guardatevi dalle vendette del dio Seth.”.
“Bene, chi è il dio Seth?”
“Ma come?! …”
“Va bene, grazie mille, buona giornata”. Lo interruppe Luca, seccato oltre modo dal fare del professore.
Un suo vecchio amico di scuola viveva sepolto dai suoi libri e sicuramente sapeva chi era il dio Seth, ma gliel’avrebbe spiegato senza vantarsi di saperlo e in modo meno noioso.
Intanto, il Vice Questore si era messo ad indagare per conto suo. I suoi pregiudizi avevano già individuato Lena come colpevole e il rinvenimento di un brandello di pantalone dello stesso nel vicolo aggravava enormemente la sua posizione.
Erano intanto passati 5 giorni dalla scomparsa dei ragazzi, quando il commissario andò a far visita al suo vecchio compagno di scuola, che di nome faceva Andrea Visconte.
Ricevuto nell’elegante salotto dell’amico, Luca domandò subito: “ Andrea, mi sapresti dire chi era il dio Seth?” – “ Era un dio egiziano che, secondo la leggenda, aiutava il dio Ra a percorrere la notte, scacciando gli spiriti maligni che volevano uccidere il capo degli dei egizi.”.
“ Non c’è altro?”
“C’è una leggenda riguardante il dio Seth: si dice che Seth fosse invidioso nei confronti del fratello Osiride, che era il Re dell’Egitto. Un giorno, con un’astuzia lo uccise. Egli, però, non sapeva che Osiride e Iside, sua moglie, avevano avuto un figlio, il dio Horus, che riuscì a spodestare l’usurpatore Seth dal trono d’Egitto. Seth venne così cacciato dal paese, ma prima, si dice abbia lanciato una terribile vendetta pronunciando le seguenti parole: “Figli di Osiride, guardatevi dal dio Seth.”. Capito tutto?”
“Si, Seth ammazza Osiride e riprende il trono, Horus, però non ci sta e fa confinare Seth, che però riesce a lanciare la maledizione.”.
“Ottimo!”
“Grazie tante Andrea, buona giornata!”
Ora il sequestro cominciava ad avere un senso. Arrivato in Commissariato però una brutta sorpresa lo attendeva. Gli venne incontro l’Ispettore Allori: ” Commissario, il Vice Questore ha ordinato l’arresto di Mattia Lena!”
“Cosa!?Perchè?!”
“Secondo lui è il responsabile del sequestro!”
“E tu non hai fatto niente per impedirlo?”
“Ho provato, ma non c’è stato verso!”
“Dov’è?”
“Nel suo studio”
Appena entrato nell’ufficio del Vice Questore, Luca ruggì: “ Ma Lei è completamente impazzito?”
“Non capisco perché si ostina a difendere quel Lena!”
“Perché non è stato lui! Comunque non si permetta mai più di spiccare un mandato di arresto senza il mio assenso nel mio Commissariato!”
Poi Luca sbatté la porta in faccia al suo superiore e ordinò subito a 2 suoi agenti: ” Badolfi, Prisa, andate ad annullare il mandato di cattura!”
Non c’era più un minuto da perdere, Luca doveva mettere in atto il suo piano, ma per farlo, suo malgrado, doveva farsi una chiacchierata con Edmondo De Risi.
Andò a casa dell’egittologo, più che per parlare con lui, per vedere com’era strutturata la villa.
Era sopra una collinetta, grande e antica, la casa probabilmente presentava bassifondi e cantine, oltre a grandi stanze vuote.
Quando i due si sedettero, Luca iniziò: “ Lei sa che il culto oscuro del dio Seth esiste ancora oggi?”
“No, non l’immaginavo”
“Però di sicuro sa che sette ragazzini sono stati sequestrati”
“Si, la cronaca ne ha parlato molto, ma perché lo chiede a me?”
“Perché ho buone ragioni per pensare che siano stati rapiti da una setta devota al malvagio dio egizio”
“Aspetti, vado ad accendere un incenso, ha un profumo gradevole ed allieterà la conversazione”.
A Luca, però, non sfuggì che, mentre accendeva un bastoncino, il Professore si occludeva le narici con piccoli tamponi.   In quel momento gli tornarono alla mente dei carboncini di incensi che la scientifica ritrovò sul luogo della scomparsa.
Doveva trovare una scusa per fuggire, o quel criminale di De Risi lo avrebbe addormentato.
“Devo fare una chiamata urgente, un attimo solo Professor De Risi”. Disse Luca uscendo dalla stanza.
Prima che De Risi potesse fermarlo Luca scappò via e chiamò la scorta.
Il sequestratore era ormai scoperto e i ragazzi erano sicuramente nascosti da qualche parte nella villa.
Appena Edmondo De Risi si vide circondato sbottò: ” Si, sono stato io a ordinare di rapire i ragazzini, in nome del dio Seth, mio protettore!”
“Lasciatemi solo con lui”. Disse Luca.
“Dove sono i ragazzi?”
“Non te lo dirò mai!”
Luca cercò di convincerlo con le buone a confessare, ma alla sua testardaggine Luca Bardini, commissario di Sestri Levante, si vide costretto a fare quello che non avrebbe mai voluto: tirò fuori la pistola e la puntò alla tempia del professore, il quale sì, era devoto a Seth, ma era anche un umano, dunque confessò:” Li ho fatti portare all’aeroporto di Linate, in un furgone giallo e blu, dove si imbarcheranno su un volo per Abidjan, in Costa d’Avorio, la vendetta di Seth.”.
Luca, come se fosse stato colpito da una scarica elettrica, uscì dalla stanza dicendo:” Arrestatelo! Allori, a me. Andiamo a liberare i ragazzi, corri!”
Uscirono in strada, presero l’auto di servizio, il furgone con i ragazzi era partito da circa mezz’ora.
Luca percorse a 220 km l’ora l’autostrada, arrivò a Genova e prese l’A4 per Milano, prendendo due multe e una serie di insulti. Ma all’altezza di Tortona individuò il furgone, lo seguì e arrivati a Linate arrestò il conducente e liberò i ragazzi.
Sembrava tutto finito, ragazzi restituiti alle famiglie e colpevoli arrestati, se nonché durante un interrogatorio condotto dal vicequestore saltò fuori che Edmondo non era a capo del sequestro, ma era solo un semplice adepto della setta, così fu scarcerato, nonostante la sua confessione.
Luca provò a protestare ma gli venne risposto che, se avesse continuato a farlo sarebbe stato licenziato.
Il giorno dopo la scarcerazione di Derisi, Luca trovò un biglietto sulla sua scrivania, il mittente era Fabio Stelli, l’autista del pulmann che aveva portato i ragazzi a Linate. Sul foglietto erano scritte queste parole:
“Signor Bardini,
ritengo opportuno metterla a conoscenza di questo fatto:
lei deve sapere che il vicequestore Pignatella gioca a poker, e molto, e perde anche molto.
Aveva un debito con un altro frequentatore, Edmondo De Risi. Il vicequestore però, non aveva i soldi per pagare il professore, ma un favore all’egittologo poteva farlo: proteggerlo nei suoi reati.
E questo, caro commissario, è quello che ha sempre fatto, arrestando Mattia Lena, ma soprattutto facendo scarcerare Derisi.
Conosco queste vicende perché me le ha raccontate l professore in persona e le dico per odio verso di lui che ha tradito tutti noi e il dio Seht, e verso Pignatella, che lo ha fatto scarcerare deviando solo su di noi la colpa.
La prego di credermi,
Fabio Stelli”.
Stelli aveva ragione, Luca ne era sicuro. Andò a cercare Pignatella, gli consegnò il biglietto e se ne andò, con un ultima occhiataccia.
Quando il vicequestore finì di leggerlo, un brivido gli percorse la schiena.


Ovviamente il commissariato di Sestri è una mia invenzione. Ogni riferimento a persone o fatti reali è totalmente casuale.      


                                                                                                                       
                                

mercoledì 18 luglio 2012

The Beatbox: più che una cover band


La serata di venerdì 13 Luglio, a Chiavari è passata all’insegna della buona musica e del rock.
In Piazza Milano, infatti, si sono esibiti “The Beatbox”, una delle maggiori cover band dei Beatles.
Nati con l’idea di riproporre la magica atmosfera dei Beatles live, Alfio Vitanza, alias Ringo Starr, Mauro Sposito, alias John Lennon, Riccardo Bagnoli, alias Paul McCartney e Guido Cinelli, alias George Harrison, non solo riportano fedelmente la loro grande musica, ma hanno aspetto, strumenti movenze e abbigliamento –addirittura confezionato dalla stessa sartoria- uguali a quelli dei FabFour. Non a caso sono una delle cover band più celebre in Italia e non solo.
Il concerto, durato circa due ore, si è concentrato sul primo periodo della band di Liverpool: da “Please please me” del 1963 a “Revolver” del 1966. Inoltre si è ricordato come “Love me do”, il primo singolo dei Beatles compia a Settembre 50 anni.
È stato veramente un ottimo concerto, le intramontabili canzoni sono state riproposte con grande fedeltà dal quartetto, che ha fatto divertire, cantare e passare una bellissima serata al pubblico, la cui affluenza è stata, tutto sommato, piuttosto soddisfacente.
Alla fine del concerto, ho posto due domande a Riccardo Bagnoli:
Come è nata l’idea di riproporre così fedelmente dal vivo la leggendaria musica dei Beatles?
“Per la grande voglia che avevamo di far rivivere quella magica atmosfera e il loro mito anche dal vivo e per la nostra enorme passione per loro”.
Secondo lei, potranno mai tornare i tempi dei Beatles, i mitici anni ‘60?
“Dipende solo da noi”


giovedì 5 luglio 2012

Europei: l'Italia ritrovata.



Si sono conclusi gli Europei in Polonia e Ucraina, si sono conclusi con l’amarezza degli Italiani, vedendo la nostra nazionale, prendere il record di gol in una finale. Nonostante ciò, l’Italia di Prandelli, inutile ripeterlo, ha ampiamente superato le aspettative. All’Euro 2012 si era presentata una nazionale innanzi tutto carente sul piano fisico (Cassano, ma non dimentichiamoci che l’attaccante italiano, a mio dire, più forte, Giuseppe Rossi ha dovuto dare forfait per infortunio), frastornata dal caso calcio-scommesse, dalla polizia che irrompe a Coverciano per perquisire la camera di Domenico Criscito. Unico escluso a causa di questo dall’europeo, visto che anche Bonucci è indagato, ma ha giocato tranquillamente, con tanto di copiose lacrime in finale. Ritornando a Criscito, tra l’altro, la sua posizione giuridica si sta alleggerendo molto ed è uno dei pochi per cui non sono state trovate prove schiaccianti. Questa disparità di trattamento è a mio dire l’unico neo nell’ottima gestione Prandelli.
Come nel 2006, l’Italia dunque affronta una competizione con sulle spalle un grosso caso giuridico.
Inoltre, il calcio italiano di club raramente aveva visto punti più bassi di questo, superati addirittura dalla Bundesliga tedesca nel ranking UEFA.
A ciò si aggiunge il disastroso risultato dell’amichevole pre-europeo: Italia-Russia  0-3.
Ma l’Italia, si sa, si può dire che abbia sviluppato una singolare sindrome, la chiamerei, della fenice: rinascere nel punto più basso. Ferma la Spagna nella prima partita e, rischiando qualcosa nel girone, inanella una serie di prestazioni in crescendo, che culminano nella gloriosa semifinale Italia-Germania 2-1, come al solito, ma quest’anno maggiormente, molto più di una partita di calcio.
La sera del 18 giugno 2012, gli Italiani si riscoprono tali, fioccano gli inevitabili sfottò contro gli eterni (ed eternamente sconfitti) rivali, straripando poi, come per alcune persone è inevitabile nel grottesco. Questo fino alla malefica serata del primo luglio, quando molti ricominciano a criticare, comodamente seduti in poltrona, nazionale e nazione.
Forse per alcuni serviranno gli appelli del CT Prandelli, volti a far continuare l’entusiasmo per la Nazionale scaturito in questi europei, altri seguiranno la tradizione e si ricorderanno di essere italiani solo se si raggiungerà la finale del mondiale 2014.
Ma non voglio essere troppo pessimista, mi accontento del fatto che gli Italiani abbiano riscoperto di esserlo. Quello che però, la grande maggioranza dei nostri connazionali non ha ancora scoperto è l’Italiano, a giudicare dai tremendi errori dei cronisti in telecronaca (“Cerca di SMASCHERARE la tensione”, Collovati. La finale dell’UNO Luglio, Mazzocchi e l’incredibile “palla che viaggia con le onde” di Vincenzo D’Amico, solo per citarne alcuni) e soprattutto dalla scarsa conoscenza che la stragrande maggioranza dei nostri connazionali ha del nostro inno. Nell’ultima strofa, infatti, l’inno di Mameli recita “Stringiam’ci a coorte…” ovvero stringiamoci come una coorte romana, assieme, uniti e non come cantano calciatori e maggioranza di tifosi “stringiamoci a corte” che non vuol dire niente e mi fa andare fuori tempo ogni volta!
Anche per i paesi ospitanti e in particolare per l’Ucraina, l’Europeo non era cominciato con i migliori auspici: fra l’eccidio dei cani randagi e la crisi politica riguardante il leader dell’opposizione Juliya Timoschenko. Situazioni che, piano piano, si sono dimenticate e Monti e Rajoy, nonostante l’annunciato boicottaggio, non hanno resistito al richiamo del calcio e, il primo Luglio, si sono seduti sui comodi spalti dell’Olimpico di Kiev.
Calcisticamente parlando è stato, a mio dire, un bell’Europeo, poche partite noiose, alto livello calcistico e competitività mostrata anche dalle sfavorite, come Grecia, Ucraina e Repubblica Ceca.
A noi rimane una buona Italia che, con Cesare Prandelli in panchina, si candida come una delle favorite per il mondiale 2014, in Brasile, nella terra dei campioni.

lunedì 28 maggio 2012

Sestri Levante: insieme contro il terrore.



“è importante essere qui oggi, perché crediamo che la sciagura di Brindisi non sia soltanto un assassinio di una povera ragazza, ma un attacco contro l’intera scuola italiana, contro di noi”
Salgono al cielo le parole dei giovani, assieme al fumo delle fiaccole, parole che diventano grida e che spesso cambiano il corso della storia.
Le parole dei giovani migliori della nostra zona, quelli che Martedì 22 Maggio alle 21, si sono ritrovati con molti adulti a Sestri Levante, in Piazza Matteotti, per dar vita ad un corteo, che ha registrato una discreta affluenza, principalmente di adulti, ma con una buona percentuale giovanile.
Il corteo è partito da Piazza Matteotti per arrivare in Piazza Della Repubblica davanti alla scuola, dove si è fermato e dove c’è stato un breve intervento del rappresentante d’istituto della scuola superiore “De Ambrosis-Natta”, che ha ricordato come sabato scorso sia stato attaccato duramente il futuro dell’Italia, gli studenti.
La manifestazione, che è stata assolutamente pacifica, è durata circa mezz’ora ed ha visto partecipare l’Anpi, il sindaco di Sestri Levante e altri rappresentanti di organizzazioni territoriali.
“Sono venuto stasera, perché credo sia importante far sentire la nostra voce, ricordarsi e ricordare quello che è successo a Brindisi, allontanare e distruggere l’indifferenza, poiché è l’indifferenza di molti di noi che permette pazzie come quella successa”. Ci dice uno dei ragazzi.
Una manifestazione contro l’indifferenza dunque, per ricordare quello che è successo e far sì che non accada più.

                                                                                                                      Matteo Torriglia.

giovedì 1 marzo 2012

Lucio Dalla: se ne va un altro immortale.


L’anno che verrà, non vedrà più Lucio Dalla esibirsi per le città d’Italia, nel suo nuovo tour.
Il grande cantautore ci ha lasciato questa mattina, il suo corpo non vivrà più.
Lui invece vivrà ancora –come ancora vivono Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti, Rino Gaetano, Ivan Graziani, Mia Martini e tutti i grandi artisti che se ne sono andati- nelle migliaia di dischi che fanno rivivere la sua voce, fra le labbra delle persone che fischiettano un “caro amico ti scrivo”.
I grandi della Storia, sono tutti immortali, dei, ma uomini.
E se qualcuno vorrà ancora parlare con lui, non sarà certo un' impresa facile. Forse però potrà provare con una lettera:
scrivere sulla busta: al sig. Dalla, Valletta Fiorita 4/3. Si potrebbe iniziare in maniera classica: Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’. Poi, magari, fra qualche anno, raccontargli che c’è una grossa novità, quella dell’assenza di novità.
Forse Lucio Dalla esaminerà il mondo senza di lui, così tristemente uguale a quello che ha vissuto come “i pesci che assistevano curiosi al dramma collettivo, di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo" . Ma riuscirà sempre a trovare un motivo per sperare, per credere in un cambiamento in meglio.
Così se ne va, Lucio, come era arrivato in quel 4 marzo 1943, fra “le strofe di taverna come ninna nanna”
Se ne va fra la sua Italia che gli canta in coro: “Te voglio bene assai, ma tanto, tanto bene sai”. Tutta Italia, sì, oggi tutti sentono “il dolore nella musica”.





giovedì 23 febbraio 2012

Sanremo come lo vedo io.



Concluso il festival di Sanremo, non le polemiche legate ad esso che, come sempre si protrarranno per tutta la una settimana, andando scemando fino a spegnersi.
E fra due settimane i giornalisti polemici diranno: “Celentano? È un po’ che non si fa vedere”.
Prima di raccontarvi come ho visto questo Sanremo, vorrei soffermarmi sul fatto che ogni Sanremo, è tristemente uguale all’altro. In particolar modo quest’anno, dove addirittura nella prima serata, ad eccezione di Papaleo, figuravano gli stessi conduttori. Stesse mummie ancorate sulla prima fila dell’Ariston, stessi cantanti a eseguire ogni anno le stesse melodie, sugli stessi argomenti, portano un po’ di vitalità quelli che non ti aspetti al festival: Vecchioni l’anno scorso e Finardi quest’anno. Con la bella sorpresa di Emma. Ma in generale non se ne può più: le vittorie di canzoni così poco “sanremesi” come “Chiamami ancora amore” di Veccchioni l’anno corso e “Non è l’inferno” di Emma quest’anno lo testimoniano. Il pubblico, evidentemente, è stufo di “sole, cuore e amore”.
Anche a Sanremo, a mio avviso, c’è bisogno di cambiamento. La grande musica italiana degli anni ’60, ’70, e ‘80 non è quasi mai passata da Sanremo, i grandi cantautori, con rare eccezioni, non hanno mai preso in considerazione il festival, che nasce da una cultura molto“borghese”, che non piaceva ai grandi della nostra musica. A Sanremo è sempre arrivata la parte aristocratica della musica italiana, come i bei fiori che in quegli anni adornavano l’Ariston. I “fiori di campo” che fecero grande la musica italiana del mondo ne sono sempre stati fuori. Ecco, per quanto sia difficile per colpa del clamoroso impoverimento della musica italiana, sarebbe un Sanremo migliore se si chiamassero più “fiori di campo” a cantare.
Per passare a raccontare questo Sanremo do un’occhiata agli appunti che ho preso in queste cinque serate, il primo è: le presentazioni agli artisti sono “gonfiate” più delle labbra della Bertè. In effetti, Morandi & C. presentano tutti gli artisti con parole altisonanti per usare un eufemismo, poi -in generale- parte una musica di rock duro, entra il cantante e… comincia a cantare la sua “nenia”. Naturalmente sto parlando in generale, le eccezioni, che confermano la regola, ci sono state anche quest’anno, ma sono state davvero poche.
A parere mio la canzone migliore di questo festival, l’unica che è riuscita a esprimere un concetto in poesia, è quella scritta da Roberta Di Lorenzo per Eugenio Finardi, “E tu lo chiami Dio”, a lei va il premio Macaia De Ma, vista la clamorosa esclusione dalle prime sei e da tutti i premi. La poesia è forse l’unica cosa che è mancata a Emma Marrone, la vincitrice, che comunque, dalla banalissima canzone che aveva portato l’anno scorso, ha fatto un salto di qualità non  indifferente. Da segnalare la voce di Nina Zilli, notevole anche su una musica scontata, i Marlene Kuntz, che hanno pagato la loro musica, così lontana dallo stereotipo sanremese e Samuele Bersani, che pur non cantando una gran canzone, figura fra i migliori di questo sventurato festival. Il resto è pochissima cosa: dalle nenie di Arisa e Noemi, comunque finaliste, agli urli della Fornaciari ai gorgheggi di Renga, fino alla infima qualità musicale raggiunta dal tremendo duo Bertè\D’Alessio. Fra i giovani vince l’impaurito e tedioso Alessandro Casillo, bel passo indietro, dopo il bravissimo Raphael Gualazzi, vincitore dello scorso anno.
Quello che è certo è che è stato un Sanremo molto “provinciale”, non so sia un bene o un male, ma è così, a cominciare dagli ospiti, non certo di grandezza mondiale, come Alessandro Siani, comunque simpatico, Sabrina Ferilli e la bravissima Geppi Cucciari. Gli unici due ospiti di scala per lo meno europea sono Adriano Celentano, di cui parlerò dopo e Federica Pellegrini.
Fa eccezione la terza serata, quella di Giovedì, dove Patti Smith e Brian May hanno portato la grandissima musica sul palco dell’Ariston.
Ma i guasti ad ogni cosa e le gaffe di alcuni sono veramente da trasmissione provinciale, altro che eurovisione.
Capitolo conduttori: non so se siano più grandi le mani di Morandi o la stupidità di Ivana Mrazova. La bellezza non è tutto. Papaleo porta una ventata di Sud, che fa sempre bene a ogni cosa.
Ora Celentano, non mi piace unirmi al coro e fomentare le polemiche: ne parlerò molto brevemente:
ha senz’altro esagerato nella prima puntata, sebbene mi sento di condividere il 90% delle sue affermazioni e penso che se al mondo ci fossero meno ipocriti e più gente che dice quello che pensa staremmo tutti meglio. Detto questo, non è mai bello offendere.
Meglio nell’ultima serata, dove esprime sempre concetti molto profondi, ma lo fa con la musica, con due splendide canzoni che esortano al necessario cambiamento. Più giusto così: lui fa il cantante, non il predicatore. In ogni caso quello che ha animato ed ha portato gli ascolti a Sanremo 2012 è stato lui.
Forse il concetto più giusto che ha espresso, a mio avviso, è stato quello del cambiamento, necessario in tutto, Sanremo incluso.



venerdì 17 febbraio 2012

L'orso Yoghi, Calderoli e l'assurdità della lega nord


Spesso sogno che sono diventato un giornalista famoso e mi chiamano a intervistare Umberto Bossi.
Per questo mi sveglio di soprassalto in preda all’ansia ed alla paura.
Perché paura? Non dovrebbe essere questa l’aspirazione di un giornalista?
Bè provate voi ad intervistare Bossi perciò scrivere un pezzo intercalando a rutti, insulti, parolacce e pernacchie le parole federalismo, secessione, padania(?), Roma e ladrona.
Mi direte, ma insomma la forza del leader è proprio il linguaggio vicino al popolo, istintivo, conosciuto, comprensibile, quasi infantile, infatti, Calderoli e Bubu mi dicono in coro: “ehehehe benvenuti al parco padano” mentre Borghezio è impegnato, nella sua caverna, a scrivere cazzate razziste da dire ai giornali il giorno dopo.
Il bello del sogno è invece questo, vedete? In poche righe si possono scrivere i concetti base della lega: razzismo, concetto che una mente evoluta non prende nemmeno in considerazione, poi l’idea della “padania” (Word lo segna errore), che, ricordiamo, è una pianura e come nazione può essere paragonata all’Isola dei Topi di Geronimo Stilton, inesistente, frutto della fantasia di pochi che osano parlare di secessione sul suolo dove giacciono ancora gli eroi che hanno dato la propria vita per il nostro paese.
Non proseguo oltre, il mio doveva essere un articolo satirico, ma l’amarezza ha preso il sopravvento trasformandolo in un articolo di protesta, dove prendo una posizione forte, apolitica, una posizione che ogni italiano dovrebbe assumere contro questi concetti assurdi.
Nessuno deve permettersi di parlare così del nostro bene più grande, la nostra piccola grande Italia e di andare contro ogni principio umanitario con provvedimenti contro chi è diverso da loro, come se fosse un vanto esser uguali.

lunedì 13 febbraio 2012

Grandi artisti e piccole persone




Mi metto a scrivere per difendere, per quanto può essere importante la mia modesta opinione, un grande artista, Maurizio Crozza. Ottimo cabarettista, umorista, comico, presentatore, cantante è senza dubbio una delle persone più artisticamente complete e intelligenti che figurano nel violentato mondo della televisione odierno.
In questi ultimi giorni, il cosiddetto “popolo del web”, si era indignato perché -sosteneva- il comico ligure avrebbe copiato da Twitter alcune battute. Strano popolo, il nostro, capace di sorvolare sull’incredibile amoralità, ignoranza e sull’egoismo di molte delle persone che ci rappresentano, ma buono a sdegnarsi per una cretinata del genere.
Saputa la notizia, i consueti giornalisti faziosi di cui è avvelenato il giornalismo italiano, hanno subito visto l’opportunità da sfruttare per mettere finalmente in cattiva luce una persona che aveva spesso ha ironizzato sui loro padroni. Così si è ingigantita la polemica.
 Se si va però ad analizzare la vicenda, ci si accorge che il tutto è un’enorme bolla di sapone:
infatti, nessuno ci assicura che Crozza abbia realmente copiato, in quanto una stessa battuta potrebbe averla pensata lui e scritta su Twitter un’altra persona. Poi, anche se avesse copiato un paio di battute, non ci vedo niente di scandaloso; pochissimi di noi raccontano barzellette di propria invenzione, il bello della barzelletta, sta proprio nella sua diffusione anonima. Personalmente mi sentirei orgoglioso se un grande umorista raccontasse la mia battuta.
Quindi do un consiglio a chi si è offeso per questo piccolo fatto: la prossima volta che pubblicate una propria barzelletta su un social network, proteggetela con i diritti d’autore… nel paese dell’assurdo, può succedere anche questo. 

lunedì 30 gennaio 2012

De Andrè e la sua giusta "anarchia sociale"



Ho voluto iniziare la mia attività di "blogger" con questa canzone.
Smisurata Preghiera esce nel 1996 nell'album "Anime Salve", è la canzone conclusiva del disco e riassume uno dei tanti risvolti del carattere di Fabrizio.
Si può dire che sia un inno a chi ha scelto di andare "in direzione ostinata e contraria", come Faber, lui era un anarchico, lo ha sempre detto, nel senso più sociale e non violento del termine. Era disgustato dalla "massificazione" delle persone, tendeva ad andare controcorrente per scelta.
Direi che le grandi personalità che hanno fatto la Storia, sono riuscite a far qualcosa di grande perché sono andate contro le leggi del branco, perché hanno scelto di far sentire la propria voce, di disobbedire se qualcosa non andava. Attenzione, i più grandi l'hanno fatto senza violenza, che è insita nell'uomo come tanti altri mali, ma che sta all'uomo saggio allontanare con l'incredibile forza del suo lucido pensiero.
Credo che la società si stia massificando sempre di più, tutti vestono uguali, agiscono in maniera uguale, comprano gli stessi oggetti e- cosa più preoccupante- c'è la tendenza a pensare alla stessa maniera. Gli uomini si stanno avvicinando sempre di più a robot e attenzione, perché i robot, si sa, sono facilmente comandabili.
Dunque penso che bisognerebbe essere almeno un po'- senza esagerare e soprattutto senza esasperare il concetto- differenti.
Cari lettori, siate un po' "servi disobbedienti alle leggi del branco".