Come nel 2006, l’Italia
dunque affronta una competizione con sulle spalle un grosso caso giuridico.
Inoltre, il calcio italiano
di club raramente aveva visto punti più bassi di questo, superati addirittura
dalla Bundesliga tedesca nel ranking UEFA.
A ciò si aggiunge il
disastroso risultato dell’amichevole pre-europeo: Italia-Russia 0-3.
Ma l’Italia, si sa, si può
dire che abbia sviluppato una singolare sindrome, la chiamerei, della fenice:
rinascere nel punto più basso. Ferma la Spagna nella prima partita e, rischiando qualcosa
nel girone, inanella una serie di prestazioni in crescendo, che culminano nella
gloriosa semifinale Italia-Germania 2-1, come al solito, ma quest’anno
maggiormente, molto più di una partita di calcio.
La sera del 18 giugno 2012,
gli Italiani si riscoprono tali, fioccano gli inevitabili sfottò contro gli
eterni (ed eternamente sconfitti) rivali, straripando poi, come per alcune
persone è inevitabile nel grottesco. Questo fino alla malefica serata del primo
luglio, quando molti ricominciano a criticare, comodamente seduti in poltrona,
nazionale e nazione.
Forse per alcuni serviranno
gli appelli del CT Prandelli, volti a far continuare l’entusiasmo per la Nazionale scaturito in
questi europei, altri seguiranno la tradizione e si ricorderanno di essere
italiani solo se si raggiungerà la finale del mondiale 2014.
Ma non voglio essere troppo
pessimista, mi accontento del fatto che gli Italiani abbiano riscoperto di
esserlo. Quello che però, la grande maggioranza dei nostri connazionali non ha
ancora scoperto è l’Italiano, a giudicare dai tremendi errori dei cronisti in
telecronaca (“Cerca di SMASCHERARE la
tensione”, Collovati. La finale
dell’UNO Luglio, Mazzocchi e l’incredibile “palla che viaggia con le onde” di Vincenzo D’Amico, solo per
citarne alcuni) e soprattutto dalla scarsa conoscenza che la stragrande
maggioranza dei nostri connazionali ha del nostro inno. Nell’ultima strofa,
infatti, l’inno di Mameli recita “Stringiam’ci a coorte…” ovvero stringiamoci
come una coorte romana, assieme, uniti e non come cantano calciatori e
maggioranza di tifosi “stringiamoci a corte” che non vuol dire niente e mi fa andare
fuori tempo ogni volta!
Anche per i paesi ospitanti e
in particolare per l’Ucraina, l’Europeo non era cominciato con i migliori
auspici: fra l’eccidio dei cani randagi e la crisi politica riguardante il
leader dell’opposizione Juliya Timoschenko. Situazioni che, piano piano, si
sono dimenticate e Monti e Rajoy, nonostante l’annunciato boicottaggio, non
hanno resistito al richiamo del calcio e, il primo Luglio, si sono seduti sui
comodi spalti dell’Olimpico di Kiev.
Calcisticamente parlando è
stato, a mio dire, un bell’Europeo, poche partite noiose, alto livello
calcistico e competitività mostrata anche dalle sfavorite, come Grecia, Ucraina
e Repubblica Ceca.
A noi rimane una buona Italia
che, con Cesare Prandelli in panchina, si candida come una delle favorite per
il mondiale 2014, in
Brasile, nella terra dei campioni.
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