mercoledì 18 luglio 2012

The Beatbox: più che una cover band


La serata di venerdì 13 Luglio, a Chiavari è passata all’insegna della buona musica e del rock.
In Piazza Milano, infatti, si sono esibiti “The Beatbox”, una delle maggiori cover band dei Beatles.
Nati con l’idea di riproporre la magica atmosfera dei Beatles live, Alfio Vitanza, alias Ringo Starr, Mauro Sposito, alias John Lennon, Riccardo Bagnoli, alias Paul McCartney e Guido Cinelli, alias George Harrison, non solo riportano fedelmente la loro grande musica, ma hanno aspetto, strumenti movenze e abbigliamento –addirittura confezionato dalla stessa sartoria- uguali a quelli dei FabFour. Non a caso sono una delle cover band più celebre in Italia e non solo.
Il concerto, durato circa due ore, si è concentrato sul primo periodo della band di Liverpool: da “Please please me” del 1963 a “Revolver” del 1966. Inoltre si è ricordato come “Love me do”, il primo singolo dei Beatles compia a Settembre 50 anni.
È stato veramente un ottimo concerto, le intramontabili canzoni sono state riproposte con grande fedeltà dal quartetto, che ha fatto divertire, cantare e passare una bellissima serata al pubblico, la cui affluenza è stata, tutto sommato, piuttosto soddisfacente.
Alla fine del concerto, ho posto due domande a Riccardo Bagnoli:
Come è nata l’idea di riproporre così fedelmente dal vivo la leggendaria musica dei Beatles?
“Per la grande voglia che avevamo di far rivivere quella magica atmosfera e il loro mito anche dal vivo e per la nostra enorme passione per loro”.
Secondo lei, potranno mai tornare i tempi dei Beatles, i mitici anni ‘60?
“Dipende solo da noi”


giovedì 5 luglio 2012

Europei: l'Italia ritrovata.



Si sono conclusi gli Europei in Polonia e Ucraina, si sono conclusi con l’amarezza degli Italiani, vedendo la nostra nazionale, prendere il record di gol in una finale. Nonostante ciò, l’Italia di Prandelli, inutile ripeterlo, ha ampiamente superato le aspettative. All’Euro 2012 si era presentata una nazionale innanzi tutto carente sul piano fisico (Cassano, ma non dimentichiamoci che l’attaccante italiano, a mio dire, più forte, Giuseppe Rossi ha dovuto dare forfait per infortunio), frastornata dal caso calcio-scommesse, dalla polizia che irrompe a Coverciano per perquisire la camera di Domenico Criscito. Unico escluso a causa di questo dall’europeo, visto che anche Bonucci è indagato, ma ha giocato tranquillamente, con tanto di copiose lacrime in finale. Ritornando a Criscito, tra l’altro, la sua posizione giuridica si sta alleggerendo molto ed è uno dei pochi per cui non sono state trovate prove schiaccianti. Questa disparità di trattamento è a mio dire l’unico neo nell’ottima gestione Prandelli.
Come nel 2006, l’Italia dunque affronta una competizione con sulle spalle un grosso caso giuridico.
Inoltre, il calcio italiano di club raramente aveva visto punti più bassi di questo, superati addirittura dalla Bundesliga tedesca nel ranking UEFA.
A ciò si aggiunge il disastroso risultato dell’amichevole pre-europeo: Italia-Russia  0-3.
Ma l’Italia, si sa, si può dire che abbia sviluppato una singolare sindrome, la chiamerei, della fenice: rinascere nel punto più basso. Ferma la Spagna nella prima partita e, rischiando qualcosa nel girone, inanella una serie di prestazioni in crescendo, che culminano nella gloriosa semifinale Italia-Germania 2-1, come al solito, ma quest’anno maggiormente, molto più di una partita di calcio.
La sera del 18 giugno 2012, gli Italiani si riscoprono tali, fioccano gli inevitabili sfottò contro gli eterni (ed eternamente sconfitti) rivali, straripando poi, come per alcune persone è inevitabile nel grottesco. Questo fino alla malefica serata del primo luglio, quando molti ricominciano a criticare, comodamente seduti in poltrona, nazionale e nazione.
Forse per alcuni serviranno gli appelli del CT Prandelli, volti a far continuare l’entusiasmo per la Nazionale scaturito in questi europei, altri seguiranno la tradizione e si ricorderanno di essere italiani solo se si raggiungerà la finale del mondiale 2014.
Ma non voglio essere troppo pessimista, mi accontento del fatto che gli Italiani abbiano riscoperto di esserlo. Quello che però, la grande maggioranza dei nostri connazionali non ha ancora scoperto è l’Italiano, a giudicare dai tremendi errori dei cronisti in telecronaca (“Cerca di SMASCHERARE la tensione”, Collovati. La finale dell’UNO Luglio, Mazzocchi e l’incredibile “palla che viaggia con le onde” di Vincenzo D’Amico, solo per citarne alcuni) e soprattutto dalla scarsa conoscenza che la stragrande maggioranza dei nostri connazionali ha del nostro inno. Nell’ultima strofa, infatti, l’inno di Mameli recita “Stringiam’ci a coorte…” ovvero stringiamoci come una coorte romana, assieme, uniti e non come cantano calciatori e maggioranza di tifosi “stringiamoci a corte” che non vuol dire niente e mi fa andare fuori tempo ogni volta!
Anche per i paesi ospitanti e in particolare per l’Ucraina, l’Europeo non era cominciato con i migliori auspici: fra l’eccidio dei cani randagi e la crisi politica riguardante il leader dell’opposizione Juliya Timoschenko. Situazioni che, piano piano, si sono dimenticate e Monti e Rajoy, nonostante l’annunciato boicottaggio, non hanno resistito al richiamo del calcio e, il primo Luglio, si sono seduti sui comodi spalti dell’Olimpico di Kiev.
Calcisticamente parlando è stato, a mio dire, un bell’Europeo, poche partite noiose, alto livello calcistico e competitività mostrata anche dalle sfavorite, come Grecia, Ucraina e Repubblica Ceca.
A noi rimane una buona Italia che, con Cesare Prandelli in panchina, si candida come una delle favorite per il mondiale 2014, in Brasile, nella terra dei campioni.