Per chi, in tempo di vacanze, avesse voglia di un racconto...
27 Giugno 2012. Sette ragazzini dell’età di 13 anni si
aggiravano festosi per le strade di Sestri Levante: “Guarda un po’ dove siamo
andati l’altra volta” – disse Giacomo a Matteo e giunsero in uno stretto vicolo
che dava sulla Baia del Silenzio.
In effetti, quel posto oscuro e maleodorante non inspirava nessuna
fiducia, inoltre, al suo termine vi era uno strapiombo di quasi 2 metri, con piccoli
scalini per poter scendere. Terminava su un tratto di scogliera, da lì, si
dominava la splendida baia, baciata dalla luna piena.
Su un muro nella parte finale del vicolo i ragazzi scorsero
un grosso disegno che raffigurava uno scarabeo: “ E’ lo scarabeo degli antichi
egizi” – disse Riccardo. In effetti, quel disegno sul muro assomigliava in
tutto e per tutto a quelli che si vedono nei documentari riguardanti quell’
antico popolo.
“Guardate, ci sono altri disegni!” – disse Giacomo, che
girando l’angolo, ne aveva scovato altri in successione, tutti raffiguranti
tipici simboli egizi: “ Sembra una frase in caratteri geroglifici” – fece
Matteo. “ La vernice è ancora fresca, deve essere stato scritto un quarto d’ora
fa” – disse Lorenzo. “Chissà cosa vorrà dire” – chiese Federico. “ E che cos’è
questo profumo?” - intervenne Giacomo.
In effetti, si era sparso nell’aria uno strano profumo, che
sembrava incenso, ma molto più forte.
I ragazzi, come se avessero ricevuto una botta in testa,
svennero.
Al loro risveglio, però, scoprirono che non erano più nel
violetto, ma in una stretta e buia camera, con una piccola finestra in
alto…sbarrata.
I genitori, naturalmente, lanciarono l’allarme, che fu
raccolto dal commissariato di Sestri Levante, che faceva capo al Commissario
Luca Bardini, il quale si mise subito ad indagare.
Luca aveva 38 anni, era basso di statura, aveva dei folti
capelli neri, gli occhi di un marrone scurissimo, anche d’estate. Accanto alla
bocca mostrava i segni di una vecchia ferita, rimpicciolitasi col tempo, ma che
anni addietro doveva essere stata bella grossa. No, non era segno di una
sparatoria contro i “cattivi”, ma solamente la firma di un incidente a 180 km l’ora da ragazzo.
Non era un gran ché in fatto di muscoli, ma il cervello lo
aveva fino, anche se non aveva ancora avuto l’occasione di dimostrarlo. Odiava
i vestiti super eleganti, li considerava un’ipocrisia: “Se dentro fai schifo,
non puoi vestirti bene!”. Pensava. E siccome non aveva una grande autostima non
metteva mai giacca e cravatta.
Luca, in gioventù, aveva scelto di fare il poliziotto per
aiutare persone che, dopo quasi vent’anni di servizio, doveva ancora conoscere.
L’ indagine si mostrava intricatissima, inoltre, in ballo,
c’era la vita di 7 ragazzini.
Per questa ragione dalla Questura di Genova furono inviati
dei rinforzi, capitanati dal vicequestore Leandro Pignatella, un tipo poco
affidabile che, come carattere, era l’opposto di Luca. Ipocrita, superficiale,
fondamentalmente ignorante. Alto, pelato, portava sempre gli occhiali da sole,
anche con l’acquazzone, ed era sempre in giacca e cravatta. Tutto il
Commissariato non lo sopportava.
Il terzo giorno dopo il sequestro, un ragazzo dall’aria
stralunata arrivò in Commissariato, era vestito con una canottiera sporca e
puzzolente, aveva un grosso orecchino e aveva un’aria poco raccomandabile.
Voleva parlare con il Commissario, i poliziotti all’entrata si stupirono molto
della singolare visita, ma avendo ricevuto l'ordine di far passare chiunque lo
accompagnarono da Luca, il quale ascoltò la sua testimonianza.
Appena il ragazzo se ne andò, entrò furioso il vice questore
Pignatella urlando: ” Lei ha ascoltato quel ragazzo?!”.
“Buongiorno Dottore, sì perché?”.
“ Ma non ha visto com’era vestito? E poi puzzava ed era
anche ubriaco!”
“In realtà lo era ieri, mi ha raccontato” – rispose Luca con
tutta calma.
“ Dia retta a me! Le persone che vanno in giro così, non
dovrebbero neanche mettere piede in un Commissariato.”.
“ Forse, ma ciò non toglie che adesso, grazie a lui, abbiamo
una pista da seguire.”.
Pignatella lo guardò stralunato.
“ Si, caro Dottore, il ragazzo che poco fa ha visto uscire
si chiama Mattia Lena, dice di avere sentito delle voci di ragazzi in un vicolo
che sbuca nella Baia del Silenzio, vicino al Portobello, il noto ristorante, ma
aggiunge anche di non potere testimoniare con chiarezza, essendo in quel
momento ubriaco.”.
“Ma lei è pazzo!”- sbottò il Vice Questore.
Liberatosi a fatica dell’ottuso dott. Pignatella, tornò ad
occuparsi dell’indagine.
Andò subito nel vicolo e scoprì i geroglifici. Sapeva che a
Sestri viveva un famoso egittologo, il prof. Edmondo De Risi.
Convocato nel presunto luogo del misfatto il professore
spiegò a Luca: “ Ha sì certo! Assolutamente, facilissimo. Tanta tecnologia, ma
nessuno che sappia decifrare i geroglifici, neppure i commissari…”- “ Mi dica
cosa c’è scritto!” – tagliò corto Luca, a cui quel comportamento stava dando
sui nervi.
C’è scritto: ”Figli di Osiride, guardatevi dalle vendette
del dio Seth.”.
“Bene, chi è il dio Seth?”
“Ma come?! …”
“Va bene, grazie mille, buona giornata”. Lo interruppe Luca,
seccato oltre modo dal fare del professore.
Un suo vecchio amico di scuola viveva sepolto dai suoi libri
e sicuramente sapeva chi era il dio Seth, ma gliel’avrebbe spiegato senza
vantarsi di saperlo e in modo meno noioso.
Intanto, il Vice Questore si era messo ad indagare per conto
suo. I suoi pregiudizi avevano già individuato Lena come colpevole e il
rinvenimento di un brandello di pantalone dello stesso nel vicolo aggravava
enormemente la sua posizione.
Erano intanto passati 5 giorni dalla scomparsa dei ragazzi,
quando il commissario andò a far visita al suo vecchio compagno di scuola, che
di nome faceva Andrea Visconte.
Ricevuto nell’elegante salotto dell’amico, Luca domandò
subito: “ Andrea, mi sapresti dire chi era il dio Seth?” – “ Era un dio
egiziano che, secondo la leggenda, aiutava il dio Ra a percorrere la notte,
scacciando gli spiriti maligni che volevano uccidere il capo degli dei egizi.”.
“ Non c’è altro?”
“C’è una leggenda riguardante il dio Seth: si dice che Seth
fosse invidioso nei confronti del fratello Osiride, che era il Re dell’Egitto.
Un giorno, con un’astuzia lo uccise. Egli, però, non sapeva che Osiride e
Iside, sua moglie, avevano avuto un figlio, il dio Horus, che riuscì a
spodestare l’usurpatore Seth dal trono d’Egitto. Seth venne così cacciato dal
paese, ma prima, si dice abbia lanciato una terribile vendetta pronunciando le
seguenti parole: “Figli di Osiride, guardatevi dal dio Seth.”. Capito tutto?”
“Si, Seth ammazza Osiride e riprende il trono, Horus, però
non ci sta e fa confinare Seth, che però riesce a lanciare la maledizione.”.
“Ottimo!”
“Grazie tante Andrea, buona giornata!”
Ora il sequestro cominciava ad avere un senso. Arrivato in
Commissariato però una brutta sorpresa lo attendeva. Gli venne incontro
l’Ispettore Allori: ” Commissario, il Vice Questore ha ordinato l’arresto di
Mattia Lena!”
“Cosa!?Perchè?!”
“Secondo lui è il responsabile del sequestro!”
“E tu non hai fatto niente per impedirlo?”
“Ho provato, ma non c’è stato verso!”
“Dov’è?”
“Nel suo studio”
Appena entrato nell’ufficio del Vice Questore, Luca ruggì: “
Ma Lei è completamente impazzito?”
“Non capisco perché si ostina a difendere quel Lena!”
“Perché non è stato lui! Comunque non si permetta mai più di
spiccare un mandato di arresto senza il mio assenso nel mio Commissariato!”
Poi Luca sbatté la porta in faccia al suo superiore e ordinò
subito a 2 suoi agenti: ” Badolfi, Prisa, andate ad annullare il mandato di
cattura!”
Non c’era più un minuto da perdere, Luca doveva mettere in
atto il suo piano, ma per farlo, suo malgrado, doveva farsi una chiacchierata
con Edmondo De Risi.
Andò a casa dell’egittologo, più che per parlare con lui,
per vedere com’era strutturata la villa.
Era sopra una collinetta, grande e antica, la casa
probabilmente presentava bassifondi e cantine, oltre a grandi stanze vuote.
Quando i due si sedettero, Luca iniziò: “ Lei sa che il
culto oscuro del dio Seth esiste ancora oggi?”
“No, non l’immaginavo”
“Però di sicuro sa che sette ragazzini sono stati
sequestrati”
“Si, la cronaca ne ha parlato molto, ma perché lo chiede a
me?”
“Perché ho buone ragioni per pensare che siano stati rapiti
da una setta devota al malvagio dio egizio”
“Aspetti, vado ad accendere un incenso, ha un profumo
gradevole ed allieterà la conversazione”.
A Luca, però, non sfuggì che, mentre accendeva un bastoncino,
il Professore si occludeva le narici con piccoli tamponi. In quel momento gli tornarono alla mente dei
carboncini di incensi che la scientifica ritrovò sul luogo della scomparsa.
Doveva trovare una scusa per fuggire, o quel criminale di De
Risi lo avrebbe addormentato.
“Devo fare una chiamata urgente, un attimo solo Professor De
Risi”. Disse Luca uscendo dalla stanza.
Prima che De Risi potesse fermarlo Luca scappò via e chiamò
la scorta.
Il sequestratore era ormai scoperto e i ragazzi erano sicuramente
nascosti da qualche parte nella villa.
Appena Edmondo De Risi si vide circondato sbottò: ” Si, sono
stato io a ordinare di rapire i ragazzini, in nome del dio Seth, mio
protettore!”
“Lasciatemi solo con lui”. Disse Luca.
“Dove sono i ragazzi?”
“Non te lo dirò mai!”
Luca cercò di convincerlo con le buone a confessare, ma alla
sua testardaggine Luca Bardini, commissario di Sestri Levante, si vide
costretto a fare quello che non avrebbe mai voluto: tirò fuori la pistola e la
puntò alla tempia del professore, il quale sì, era devoto a Seth, ma era anche
un umano, dunque confessò:” Li ho fatti portare all’aeroporto di Linate, in un
furgone giallo e blu, dove si imbarcheranno su un volo per Abidjan, in Costa
d’Avorio, la vendetta di Seth.”.
Luca, come se fosse stato colpito da una scarica elettrica,
uscì dalla stanza dicendo:” Arrestatelo! Allori, a me. Andiamo a liberare i ragazzi,
corri!”
Uscirono in strada, presero l’auto di servizio, il furgone
con i ragazzi era partito da circa mezz’ora.
Luca percorse a 220 km l’ora l’autostrada, arrivò a Genova e
prese l’A4 per Milano, prendendo due multe e una serie di insulti. Ma
all’altezza di Tortona individuò il furgone, lo seguì e arrivati a Linate
arrestò il conducente e liberò i ragazzi.
Sembrava tutto finito, ragazzi restituiti alle famiglie e
colpevoli arrestati, se nonché durante un interrogatorio condotto dal vicequestore
saltò fuori che Edmondo non era a capo del sequestro, ma era solo un semplice
adepto della setta, così fu scarcerato, nonostante la sua confessione.
Luca provò a protestare ma gli venne risposto che, se avesse
continuato a farlo sarebbe stato licenziato.
Il giorno dopo la scarcerazione di Derisi, Luca trovò un
biglietto sulla sua scrivania, il mittente era Fabio Stelli, l’autista del
pulmann che aveva portato i ragazzi a Linate. Sul foglietto erano scritte
queste parole:
“Signor Bardini,
ritengo opportuno
metterla a conoscenza di questo fatto:
lei deve sapere che il
vicequestore Pignatella gioca a poker, e molto, e perde anche molto.
Aveva un debito con un
altro frequentatore, Edmondo De Risi. Il vicequestore però, non aveva i soldi
per pagare il professore, ma un favore all’egittologo poteva farlo: proteggerlo
nei suoi reati.
E questo, caro commissario,
è quello che ha sempre fatto, arrestando Mattia Lena, ma soprattutto facendo
scarcerare Derisi.
Conosco queste vicende
perché me le ha raccontate l professore in persona e le dico per odio verso di
lui che ha tradito tutti noi e il dio Seht, e verso Pignatella, che lo ha fatto
scarcerare deviando solo su di noi la colpa.
La prego di credermi,
Fabio Stelli”.
Stelli aveva ragione, Luca ne era sicuro. Andò a cercare
Pignatella, gli consegnò il biglietto e se ne andò, con un ultima occhiataccia.
Quando il vicequestore finì di leggerlo, un brivido gli
percorse la schiena.
Ovviamente il commissariato di Sestri è una mia invenzione. Ogni riferimento a persone o fatti reali è totalmente casuale.