Spesso sogno che sono diventato un
giornalista famoso e mi chiamano a intervistare Umberto Bossi.
Per questo mi sveglio di
soprassalto in preda all’ansia ed alla paura.
Perché paura? Non dovrebbe
essere questa l’aspirazione di un giornalista?
Bè provate voi ad
intervistare Bossi perciò scrivere un pezzo intercalando a rutti, insulti,
parolacce e pernacchie le parole federalismo, secessione, padania(?), Roma e
ladrona.
Mi direte, ma insomma la
forza del leader è proprio il linguaggio vicino al popolo, istintivo,
conosciuto, comprensibile, quasi infantile, infatti, Calderoli e Bubu mi dicono
in coro: “ehehehe benvenuti al parco padano” mentre Borghezio è impegnato,
nella sua caverna, a scrivere cazzate razziste da dire ai giornali il giorno
dopo.
Il bello del sogno è invece
questo, vedete? In poche righe si possono scrivere i concetti base della lega: razzismo,
concetto che una mente evoluta non prende nemmeno in considerazione, poi l’idea
della “padania” (Word lo segna errore), che, ricordiamo, è una pianura e come
nazione può essere paragonata all’Isola dei Topi di Geronimo Stilton,
inesistente, frutto della fantasia di pochi che osano parlare di secessione sul
suolo dove giacciono ancora gli eroi che hanno dato la propria vita per il
nostro paese.
Non proseguo oltre, il mio
doveva essere un articolo satirico, ma l’amarezza ha preso il sopravvento
trasformandolo in un articolo di protesta, dove prendo una posizione forte,
apolitica, una posizione che ogni italiano dovrebbe assumere contro questi concetti
assurdi.
Nessuno deve permettersi di
parlare così del nostro bene più grande, la nostra piccola grande Italia e di
andare contro ogni principio umanitario con provvedimenti contro chi è diverso
da loro, come se fosse un vanto esser uguali.
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